Cinema storico

Il Cileno, il film tra dittatura, esilio e anni di piombo

La vicenda di Aldo Marín, socialista costretto a lasciare il Paese, si intreccia con una Torino segnata dalle tensioni.

Il Cileno, il film tra dittatura, esilio e anni di piombo

Nel 1976, mentre in Cile le proteste dei minatori si svolgono nel pieno della dittatura di Augusto Pinochet, Aldo Marín è costretto a lasciare il Paese. Giovane socialista ed esperto di esplosivi, l’uomo affronta l’esilio separandosi dalla moglie e dal figlio appena nato.

L’arrivo in una città attraversata dalla violenza

La sua destinazione è Torino, dove cerca di sopravvivere ricorrendo a espedienti. La città raccontata dal film è quella degli anni di piombo, segnata da tensioni politiche e sociali che fanno da sfondo alla vicenda personale del protagonista.

Il Cileno, diretto da Sergio Castro-San Martín, segue così il percorso di un uomo sospeso tra il Paese lasciato alle spalle e una nuova realtà ancora attraversata dalla paura e dal conflitto. L’esilio non viene presentato soltanto come uno spostamento geografico, ma come una frattura che coinvolge la famiglia, l’identità e il rapporto con la propria storia.

Un cast tra Cile e Italia

Nel ruolo del protagonista c’è il giovane Camilo Arancibia. Accanto a lui recita un cast italiano composto da Sara Serraiocco, Lorenzo Richelmy e Gaetano Bruno. Il film viene descritto come un’opera dolorosa ed evocativa, capace di riportare al presente le ferite di una stagione storica ancora aperta.

Un elemento centrale della pellicola è inoltre l’ambientazione torinese, che contribuisce a restituire la dimensione spettrale del racconto. Le strade e gli spazi della città diventano parte della narrazione e accompagnano la storia di Aldo Marín tra memoria politica, lontananza dagli affetti e ricerca di una nuova possibilità di vita.